L’Islanda vince Un certain regard

Erano stati i film asiatici a colpire di più in Un certain regard, invece sono stati l’Islanda e il cinema europeo ha vincere i premi maggiori della sezione parallela al concorso principale. Tra 19 pellicole mediamente di elevato profilo, con parecchie che avrebbero potuto stare degnamente correre per la Palma d’oro, è stato premiato l’islandese “Hrutar – Pastori”, quinto lungometraggio di Grimur Hakonarson. Tra ironia, dramma e paesaggi che lasciano senza fiato, è la storia di due fratelli, entrambi allevatori di montoni, che non si parlano da quarant’anni. Si ritroveranno dalla stessa parte per difendere i loro capi di bestiame dall’abbattimento a causa di una malattia e intraprendere un viaggio che li cambierà.

Il premio della giuria, presieduta da Isabella Rossellini che ha ringraziato il festival per aver dedicato il manifesto a sua madre Ingrid Bergman, è andato al croato “Zvizdan – Sole alto” di Dalibor Matanić. Premio della regia al giapponese Kiyoshi Kurosawa per “Journey to the Shore” e premio “un certain talent” al romeno Corneliu Porumboiu per “Comoara – Il tesoro”. Infine premi alle rivelazioni “Nahid” delll’iraniana Ida Panahandeh e “Masaan” dell’indiano Neeraj Ghaywan. Fuori dai premi “Louisiana – The Other Side” dell’italiano Roberto Minervini, documentario antropologico nel sud degli Usa tra tossidipendenti ed estremisti che giocano alla guerra, tutti uniti dal razzismo e dall’odio per Barack Obama. Senza premi pure “Taklub – La trappola” del filippino Brillante Mendoza e soprattutto l’applauditissimo “Cemetery of Splendour” del tailandese Apichatpong Weerasethakul, già Palma d’oro per “Lo zio Boonmee che ricorda le vite precedenti”. Il cinema asiatico di fantasmi con una valenza spirituale e umanista è stato premiato, nella sua versione più intima, con il film di Kurosawa.

Tre giovani coppie miste in un villaggio dell’ex Jugoslavia in tre momenti diversi, sono protagoniste in “Zvizdan”. Il regista ha l’ottima idea di fare interpretare tutte le storie agli strepitosi Tihana Lazović e Goran Marković. Nel 1991 lui cerca, sfidando le armi con la sua tromba, di fermare la guerra. Nel 2001 due donne rimaste sole tornano nella casa di famiglia e a ripararla chiamano un giovane che in guerra ha perso il padre. Nel 2011 una coppia si ritrova mentre intorno si festeggia. I primi due episodi sono i più forti, ma il finale è molto intenso.

Commedia amara è “Comoara”, che conferma la scena romena come una delle più vitali con un film affilato e critico con la Romania di ieri e di oggi. Due uomini scavano in un giardino alla ricerca di un tesoro nascosto ai comunisti: l’epilogo è un visionario omaggio a Robin Hood.

Merita attenzione “Nahid”: la giovane del titolo divide la custodia del figlio con l’ex marito tossicodipendente e vuole sposare un altro uomo, ma deve confrontarsi con le regole di una società che limita le scelte delle donne e affrontare una serie di peripezie.

Nicola Falcinella

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