Festival di Locarno: apertura tra rock e famiglia

1288050 - RICKI AND THE FLASH

Dopo la commedia rock con Meryl Streep mattatrice in Piazza Grande in “Dove eravamo rimasti” di Jonathan Demme, il 68° Festival del Film di Locarno (informazioni e programma www.pardo.ch) entra oggi nel vivo con con i primi due film in gara per il Pardo d’oro. Nel concorso internazionale passano l’americano “James White”, film di debutto di Josh Mond, con un ventenne newyorkese che prende cura della madre malata, e il serbo-russo “Brat Dejan – Brother Dejan” del regista georgiano Bakur Bakuradze, che racconta gli ultimi mesi di un generale della guerra dei Balcani, che si è nascosto per fuggire alla giustizia e al tribunale de L’Aja ma non può rimuovere il passato. Nel pomeriggio Edward Norton, una delle star annunciate, che ieri sera ha ricevuto l’Excellence Award, incontra il pubblico: l’attore parlerà di una carriera ventennale molto intensa, da “Schegge di paura”, “Fight Club”, “La 25° ora” e molte altre pellicole fino a “Moonrise Kingdom”. In serata Cécile de France (“Hereafter” di Clint Eastwood e “Il ragazzo con la bicicletta” dei Dardenne) sarà protagonista in Piazza Grande con la storia d’amore lesbica ambientata nel 1971 de “La belle saison” di Catherine Corsini. A precedere la proiezione, il novantenne regista russo, anch’egli di origine georgiana, Marlen Khutsiev ritirerà il Pardo per una carriera di pochi (sette), difficili da realizzare e bellissimi film, dal 1965 in poi, con titoli come “Pioggia di luglio”, “Era il mese di maggio” e l’ambizioso “Infinitas” (1992).

Dove eravamo rimasti”, scritto da Diablo Cody e in uscita italiana il prossimo 10 settembre, è una commedia dolce amara sulla famiglia a ritmo di rock&roll, una variazione più quotidiana e meno esotica (non più un’isola greca ma Indianapolis) di “Mamma mia!”. La Streep canta e suona la chitarra elettrica e regge l’intero film, vestita aderente di nero, una bandiera americana tatuata sulla schiena e trecce, interpreta una rockstar fallita che non si arrende all’età.

Linda Brummel detta Ricki (il titolo originale del film, “Ricki and the Flash”, deriva dal nome della band) è una donna che al sogno di una carriera musicale ha sacrificato tutto e ha rinunciato alla famiglia e ai tre figli. Che sono cresciuti con Maureen, la nuova compagna del padre Pete. Ora i ragazzi sono cresciuti ma hanno bisogno di lei, soprattutto la figlia Julie (interpretata da Mamie Gummer, figlia della Streep anche nella realtà) appena lasciata dal marito e depressa tanto da tentare il suicidio. Stavolta la donna, che per vivere lavora in un supermercato, decide che è tempo di tornare e provare a rimettere le cose a posto. Per Linda, un po’ naif e ignorante, presa in giro da tutti per aver votato George W. Bush per due volte e incapace di accettare l’omosessualità del figlio Adam, l’accoglienza non è delle migliori. Con i giorni le cose migliorano e Linda recupera il suo posto nel nucleo che aveva lasciato: il rientro di Maureen, assente per assistere il padre, la costringe a partire e lasciare le cose a metà. Dopo l’inevitabile crisi, sarà il matrimonio dell’altro figlio, Josh, a fornirle la chance per riscattarsi.

Il titolo italiano, Dove eravamo rimasti”, dice di una storia sull’avere una seconda opportunità, una possibilità per rimediare ai propri errori. L’amore e la comprensione sono il cuore della vicenda, non a caso la scena clou è sulle note di “My Love Will Not Let You Down” di Bruce Springsteen, l’unica eseguita per intero. La Streep non si risparmia e con molta energia esegue cover da Tom Petty ai Rolling Stones passando per gli U2.

Demme (“Il silenzio degli innocenti”, “Philadelphia”), realizza una gradevole commedia, delicata e credibile, confermandosi uno dei grandi eclettici del cinema americano. Un regista capace di spaziare attraverso quasi tutti i generi e di regalare una pellicola con la giusta dose di nostalgia, di sogno e di concretezza.

Nicola Falcinella

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