Mostra di Venezia: Leone al venezuelano “Desde allà” di Lorenzo Vigas

La prima volta del Venezuela. La 72° Mostra di Venezia si chiude con il Leone d’oro che a sorpresa parte per Caracas, nelle mani di Lorenzo Vigas per “Desde allà – Da lontano”. La giuria presieduta da Alfonso Cuaron ha premiato il Sudamerica, anche con il Leone d’argento per la regia all’argentino Pablo Trapero per “El clan”, e dimenticato i grandi nomi: a mani vuote tre dei favoriti come Aleksandr Sokurov (“Francofonia”), Amos Gitai (“Rabin – The Last Day”) e Jerzy Skolimowski (“11 Minutes”). Per l’Italia meritata Coppa Volpi per Valeria Golino, intensa interprete di “Per amor vostro” di Giuseppe M. Gaudino, di gran lunga il miglior film italiano del concorso. L’attrice, felice e commossa sul palco, aveva già ricevuto il premio nel 1986 a inizio carriera per “Storia d’amore” di Francesco Maselli.

Gran premio della giuria all’animazione “Anomalisa” di Charlie Kaufman e Duke Johnson, un film sulle relazioni, i sentimenti, l’essere all’altezza delle aspettative e sul trovare stimoli in una situazione dove tutto si somiglia, molto attuale e molto emozionante con la voce di Jennifer Jason Leigh. Doppio premio, esagerato nella somma ma giusto nel merito delle due categorie, a “L’hermine” del francese Christian Vincent, per la sceneggiatura del regista stesso e la Coppa Volpi maschile a un perfetto Fabrice Luchini. Una commedia molto francese ben giocata tra aspetti sentimentali, la giustizia (Luchini è un giudice apprensivo e preciso) e descrizione della provincia francese. Premio della giuria al turco “Abluka – Follia” di Emin Alper, un riconoscimento in questo caso giusto per una delle novità (anche se il regista aveva già realizzato “Beyond The Hill” nel quale utilizzava lo stesso schema di una contrapposizione a un nemico nascosto) dell’edizione.

Fuori dai premi anche “Heart of a Dog” di Laurie Anderson, tra diario e ricordo un’elaborazione del lutto molto personale dedicata ovviamente a Lou Reed, film toccante tutto in prima persona. Il film vincitore è una dura e rigorosa storia di omosessualità e di violenza, che “da lontano” non si nota, protagonista un uomo di mezza età che produce protesi dentarie (interpretato dall’attore feticcio di Pablo Larrain, Alfredo Castro) che nasconde una doppia vita. Un film sicuramente consapevole, ben girato, ambizioso, ma che forse non arriva del tutto dove potrebbe arrivare. Un lavoro che meritava un posto nel palmares ma per il quale il Leone d’oro è esagerato, soprattutto tenendo conto dei rivali rimasti fuori dai premi. Il premio Mastroianni, riservato a un giovane attore emergente, è stato assegnato al giovanissimo ghanese Abraham Attah, protagonista di “Beasts of no Nation” di Cary Fukunaga, storia di bambini soldato africani che forse vuole stupire troppo e si compiace nel mostrare la violenza.

Miglior opera prima, Leone del futuro, “The Childhood of a Leader” dell’attore Brady Corbet, anche miglior regista nella sezione Orizzonti. Nella stessa sezione la giuria ha laureato miglior film “Free in Deed” del neozelandese Jake Mahaffy. Miglior cortometraggio “Belladonna” della croata Dubravka Turic.

Nicola Falcinella

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