Pronto il 71° Locarno Festival: ospiti Meg Ryan, Ethan Hawke, Bruno Dumont e Hong Sangsoo

Blackkklansman

Edizione numero 71, dall’1 all’11 agosto, per il Locarno Festival (informazioni www.locarnofestival.ch). La manifestazione vedrà al termine l’addio del direttore Carlo Chatrian che, dopo sei edizioni, andrà a dirigere il Festival di Berlino, mentre è ancora tutto aperto per la successione. Nel frattempo il programma annunciato è in linea con il recente passato, con le sezioni confermate e una combinazione di grandi nomi americani con Meg Ryan (riceverà il Leopard Club Award) su tutti, autori consacrati e tanti da scoprire.
Cuore e vetrina sarà la Piazza Grande, capace di contenere ottomila spettatori davanti all’imponente schermo all’aperto. La programmazione serale sarà rivolta a un pubblico largo, con grande spazio alla risata e alla leggerezza, senza dimenticare lo sguardo sulla realtà. Esemplare di questa linea è il bel “BlackkKlansman” di Spike Lee, che a Cannes ha ricevuto il Gran Prix: un poliziotto afroamericano riesce a infiltrarsi nel Ku Klux Klan e fare carriera con risultati tragicomici. E ancora la commedia “L’ospite” di Duccio Chiarini, il regista rivelazione di “Short Skin”, con Daniele Parisi (“Orecchie”) e Silvia D’Amico. Tra gli altri film della piazza “Blaze” di Ethan Hawke (ritirerà l?Excellence Award), “Coincoin et les z’inhumains” di Bruno Dumont (che riceverà il Pardo d’onore alla carriera), “I Feel Good” di Benoit Delépine e Gustave Kervern, “The Equalizer 2” di Antoine Fuqua con Denzel Washington e Melissa Leo e “Un nemico che ti vuole bene” di Denis Rabaglia con Diego Abatantuono e Sandra Milo, l’altro italo-svizzero della piazza. Proiezione speciale sarà il cortometraggio “Liberty” di Leo McCarey con accompagnamento dal vivo. La comica del 1929 con Stan Laurel e Oliver Hardy, libera, anarchica e divertentissima, sarà la ciliegina sulla torta della retrospettiva integrale dedicata al regista, uno dei grandi della comicità hollywoodiana, uno dei creatori della coppia Laurel e Hardy, regista per i fratelli Marx (“La guerra lampo dei fratelli Marx”), de “L’orribile verità”, “La via lattea”, “La mia via” o “Un amore grande”.
Il concorso per il Pardo d’oro, con una giuria presieduta dal regista cinese Jia Zhang-ke e con lo scrittore Emmanuel Carrère, i registi Tizza Covi e Sean Baker e l’attrice Isabella Ragonese, conta solo 15 titoli. La presenza di un film completamente fuori formato, quasi da far apparire brevi le opere del filippino Lav Diaz celebre anche per lavori di 7-8 ore, come “La Flor” dell’argentino Mariano Llinàs di quasi 14 ore di durata, impone una riduzione nel numero dei concorrenti e una programmazione più complicata del solito. Torna il vincitore del Pardo 2015 con “Right Now, Wrong Then”, il prolifico coreano Hong Sangsoo con “Hotel By The River”. Per l’Italia c’è l’atteso “Menocchio” di Alberto Fasulo con Marcello Martini: il regista di “Rumore bianco” e “Tir” si cimenta con una storia ambientata nel passato. Da tener d’occhio il romeno “Alice T” di Radu Muntean (noto per “The Paper Will Be Blue” e “One Floor Below – Un etaj mai jos”), “Ray & Liz” dell’inglese Richard Billingham e “Glaubenberg” dello svizzero Thomas Imbach.
La competizione Cineasti del presente, riservata alle opere prime, comprende sedici film, tra i quali “Likemeback” di Leonardo Guerra Seragnoli con Angela Fontana (“Indivisibili”), Blu Yoshimi e Goran Markovic. Immancabili i cortometraggi dei Pardi di domani, mentre Signs of Life si conferma sezione per opere strane o scoperte da fare. Ci saranno “Dulcinea” del bergamasco Luca Ferri” (“Abacuc”), “Como Fernando Pessoa salvou Portugal” di Eugene Green, “Gulyabani” di Gürcan Keltek (noto per “Meteorlar – Meteore”, lanciato proprio da Locarno) e “Seducao da carne” di Julio Bressane.
Fuori concorso diversi altri film: “My Home, In Lybia” di Martina Melilli, storia tra attualità e passato di rapporti tra nord e sud del Mediterraneo; “Ora e sempre riprendiamoci la vita” di Silvano Agosti in una riflessione sul ’68; “De chaque instant” del francese Nicolas Philibert; “Walking On Water” del bulgaro Andrei Paounov (“Georgi e le farfalle”) sull’artista Christo e le sue opere; “Sembra mio figlio” di Costanza Quatriglio con Basir Ahang e Tihana Lazovic (“Sole alto”).
Numerosi gli omaggi, a Vittorio e Paolo Taviani, Claude Lanzmann, Francis Reusser, Kyle Cooper, Wolf-Eckart Buhler e Pierre Rissient.
Nicola Falcinella

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