Festival di Friburgo: vince l’Asia

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Il cinema asiatico ha fatto man bassa di premi al 31° Festival internazionale del film di Friburgo. La manifestazione svizzera si è chiusa nel segno di Paesi del sud dell’Asia che raramente si affacciano sulla scena cinematografica.
Tra i 12 lavori, provenienti da 12 Stati diversi, della competizione internazionale lungometraggi, ha vinto un film di Singapore: “Apprentice”, opera seconda di Boo Junfeng, che ha ottenuto Grand Prix e il premio della critica. Un film interessante che mescola genere e messaggio politico, ambientato nel braccio della morte di un carcere. L’apprendista è il giovane orfano Aiman che decide di lavorare per la giustizia e finisce a fare l’assistente del boia, a imparare i segreti del mestiere in un contesto dove la pena di morte non è infrequente. Insieme il ritratto di un uomo, un romanzo di formazione e una caduta agli inferi.
Al butanese “Honeygiver among the dogs” della regista esordiente Dechen Roder è andato il Premio speciale della giuria, oltre al premio della giuria dei giovani e una menzione Ficc. Un thriller strano e affascinante da un Paese che ha una cinematografia quasi ancora agli inizi. Un inchiesta poliziesca e una fuga quasi ipnotica tra le montagne himalayane, un viaggio di scoperta tra i sogni visionari del protagonista e l’incontro con una bellissima donna dai poteri speciali. Un film non perfetto, ma decisamente curioso e affascinante.
Il nepalese “White Sun” di Deepak Rauniyar, già vincitore dell’Interfilm Award della sezione Orrizonti della Mostra di Venezia 2016, si è aggiudicato ben quattro riconoscimenti: la Menzione speciale della giuria internazionale, il premio Don Quijote della Féderazione dei cineclub (FICC), il Premio della giuria ecumenica e il premio del pubblico. Il film sarà anche distribuito nelle sale svizzere. La storia del ritorno al villaggio natio da parte di Chandra, dopo una lunga assenza, alla morte del padre. Un fare i conti con il passato, con le relazioni familiari, ma anche con le conseguenze della guerra civile e con le tensioni politiche.
Nella competizione internazionale cortometraggi è stato premiato un cineasta libanese, Raed Rafei, per il film “Salam”.
Nelle altre sezioni del festival, da rimarcare il Focus proprio sul Nepal, nazione che negli ultimi anni ha prodotto alcuni lavori interessanti tra i quali “Kalo Pothi – The Black Hen” di Min Bahadur Bham preentato alla Settimana della critica di Venezia 2015, e la carta bianca a un’istituzione del cinema elvetico e mondiale come Freddy Buache.
Nicola Falcinella

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