“The Dead Don’t Die”, apertura divertente ma senza il botto

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Non il botto che ci si aspettava, ma comunque un lavoro discreto, migliore di buona parte dei film d’apertura dei festival. È “The Dead Don’t Die – I morti non muoiono” di Jim Jarmusch, film scelto per inaugurare la 72° Cannes. Una divertente commedia con zombie, non un vero film di zombie. Lo spunto è che gli uomini hanno consumato le risorse del pianeta, provocando lo spostamento dell’asse terrestre e l’inversione tra il giorno e la notte, provocando il risveglio dei morti. A Centerville, una tranquilla cittadina immaginaria dell’Ohio, iniziano ad accadere strani fatti e se ne occupano tre poliziotti: il capo Cliff (Bill Murray), l’agente Ronnie (Adam Driver) che sa tutto di zombi e la fifona Mindy (Chloe Sevigny). Ne esce un’opera non tra le vette del regista newyorchese, ma intelligente e piacevole da guardare e con significati politici ed ecologisti non banali. “I morti non muoiono” parte in maniera esilarante e diventa più serio nell’ultima parte, perdendo qualcosa per strada: i personaggi forse entrano ed escono in maniera un po’ buttata là, ma ciò che conta è il senso generale. Una commedia quasi apocalittica e metacinematografica, che vive di grandi momenti e tocchi di ironia. Siamo tutti zombie del consumismo, vuol dire Jarmusch, che, più che un film dell’orrore più o meno canonico, vuole aprirci gli occhi, enfatizzandondoli, sull’orrore dei nostri comportamenti e della società che stiamo creando. La pellicola è zeppa di citazioni, dall’ovvio George A. Romero a Samuel Fuller, il cui nome è inciso sulla tomba di uno dei primi defunti a risvegliarsi. Tanti i tormentoni che tornano, come la canzone “Dead don’t die” di Sturgill Simpson, “la canzone del film” come dice l’agente Ronnie, rivelando anche gli aspetti metacinematografici dell’opera. Peccato che Jarmusch sembri un po’ accontentarsi di alcuni grandi momenti e trovate, come la stazione di polizia che si trasforma in obitorio, l’agricoltore razzista con il cane di nome Rumsfeld come il ministro di George W. Bush oppure il “finirà male” ripetuto dal personaggio interpretato da Driver, che conosce tutta la storia per aver “letto la sceneggiatura”. Tra le scene più evocative, ci sono gli zombi che vagano per la città alla ricerca del wifi. Gli attori sono perfetti: attoniti e storditi i vivi, vivaci e dediti alle loro dipendenze, che siano gli antidepressivi, i cellulari o lo Chardonnay. Iggy Pop è uno zombie che non può fare a meno del caffè, Tom Waits è l’uomo dei boschi e Tilda Swinton veste i panni dell’impresaria di pompe funebri che sa maneggiare la spada per tagliare la testa ai redivivi, unico modo per renderli inoffensivi.
Nicola Falcinella

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