Berlinale 69. Tutti i Premi

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Sotto la guida della Presidente Juliette Binoche, la Giuria ha assegnato  l’Orso d’oro per il miglior film a “Synonymes”dell’israeliano Nadav Lapid, alla sua opera quarta.
Il film racconta la storia di un giovane israeliano emigrato a Parigi dove intende marcare il suo profondo distacco dal Paese natale, con l’intenzione di divenire “francese”. Qui inizia infatti la sua impresa, dal pretesto- contesto lessicale misurato con la sua ricerca di vocaboli e le loro diverse declinazioni (da qui il titolo), che si manifesterà come una trasformazione  tra scontri d’identità.
Gran Premio della Giuria invece all’attualissimo “Grâce à Dieu” di François Ozon, che confeziona come lui sa fare, una pellicola perfettamente misurata e incisiva, sulle inchieste di pedofilia nella chiesa cattolica francese, mosse dalle vittime che hanno denunciato dopo decadi gli abusi subiti,  e che si stanno dibattendo realmente in aula in questi giorni.
Gli Orsi d’argento per la miglior attrice e il miglior attore sono andati ai cinesi Yong Mei e Wang Jingchun,  la coppia interprete di “So Long, My Son” di Wang Xiaoshuai, la cui esistenza è stata privata di un bambino nella Cina della politica del figlio unico.
Orso d’Argento tedesco per la miglior regia ad Angela Schanelec che si è aggiudicata il premio per “I Was at Home, But…”: opera che cerca di sperimentare secondo diverse prospettive, la sparizione e ritrovamento del figlio tredicenne della protagonista, in seguito al lutto per la scomparsa del padre.
L’Italia, che era in Concorso con “La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi (che avrebbe forse meritato anche più),  si porta a casa il riconoscimento per la migliore sceneggiatura, scritta a tre mani dal regista, con Maurizio Braucci e Roberto Saviano (autore del romanzo da cui è tratto il film).

Oltre ai Premi del Palmares, la 69. Berlinale ha riconosciuto la carriera della meravigliosa Charlotte Rampling con l’Honorary Golden Bear e ha celebrato la straordinaria Agnès Varda, che era nella Selezione ufficiale con il suo nuovo “Varda par Agnès”, con la Berlinale Camera. Una masterclass filmata, quella della Varda, che ci accompagna all’interno del suo cinema come solo lei può fare, attraverso gli sguardi e i vissuti dei suoi personaggi, quei compagni di viaggio grazie ai quali ha potuto e saputo esprimere il suo desiderio di conoscere, vedere, raccontare. Perché il suo lavoro è ancora oggi; “Ispirazione, creazione e condivisione”.

Cerimonia speciale per la chiusura di questa edizione per il festival che ha saluto e ringraziato lo storico direttore Dieter Kosslick, che nei suoi 18 anni alla guida ha saputo definire un preciso profilo politico della manifestazione, attirando produzioni e  star internazionali, supportando la regia femminile, aprendosi ai temi caldi dedicando sezioni ai rifugiati, consolidando il market e le sue produzioni, ma soprattuto rendendolo il Festival della città, del suo pubblico.

Veronica Maffizzoli

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