“Il pianeta che ci ospita”

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Si apre nel mare di Lampedusa con gli immigrati che approdano e arriva fino all’episodio del bambino trovato sotto il cavolo da Lolotte nel capolavoro “Miracolo a Milano”. È il cortometraggio “Il pianeta che ci ospita” realizzato per Expo 2015 da Ermanno Olmi. Undici minuti di immagini che parlano da sole e che saranno proiettate ogni sera alle 20 fino al mese di ottobre nello spazio Slow Food Theater, in piazza della Biodiversità, nell’area dell’esposizione universale milanese.
Il regista bergamasco che da molti anni vive ad Asiago non è nuovo a occuparsi dei temi del lavoro, dei contadini, del cibo e del paesaggio, dai documentari di inizio carriera al capolavoro “L’albero degli zoccoli” fino a “Terra madre”. In questo corto mostra senza parole alcuni aspetti del pianeta su cui viviamo, filmando dalla Val d’Aosta a Lampedusa e soffermandosi molto sulle Alpi e la pianura padana. Da un piccolo peschereccio nel mare si passa a qualche immigrato nei centri d’accoglienza, poi ruspe che lavorano nelle discariche di rifiuti e un albero che cade nella foresta. Non spiega, lascia alle associazioni di immagini il senso del suo discorso, unendo i destini degli uomini a quello della natura, con i suoi processi, i suoi tempi e le sue fasi. Olmi filma il mare, il Po, la tempesta, i campi, gli stagni, un capriolo nella neve, gli insetti, il ghiacciaio del Monte Bianco, i torrenti alpini, i mulini, i canali che irrigano i campi. Accosta il mare sul bagnasciuga e il pane che lievita, mostra il cantiere dell’Expo in vari momenti dei lavori. È lo stesso Olmi a spiegare: “Lo scopo di questo evento universale è innanzitutto l’impegno dei popoli ricchi nel garantire cibo, acqua e dignità a ogni essere umano, secondo un principio di giustizia che regola la convivenza fra le genti della Terra. Allo stesso modo, e al pari del cibo, i popoli che hanno conquistato attraverso il sacrificio dei loro martiri il privilegio della libertà siano esempio di democrazia e convivenza civile”.

Nella parte finale c’è la poetica scena tratta da “Miracolo a Milano” (1950) di Vittorio De Sica con la donna che trova un bambino sotto il cavolo. Tutto accompagnato dalla canzone “Ci basta una capanna” dalla colonna sonora dello stesso film. Prima di passare al finale con le immagini della Terra dallo spazio e completare con uno sguardo generale. E c’è pure un brevissimo estratto da un’altra opera di Olmi, “I fidanzati”. Un bel lavoro, molto evocativo, molto calato nell’oggi, che suggerisce anziché spiegare, incuriosisce anziché fornire informazioni. Olmi, che ha girato tutto in pellicola per poi finalizzare in digitale 4k, regala suggestioni, tocchi di poesia, aiutato anche dalle musiche di Fabio Vacchi e dal brano di Paolo Fresu scritto per questo cortometraggio.

Nicola Falcinella