BERLINALE 65. L’ILLUSIONE DELLA FUGA ALL’OMBRA DEL VULCANO

 

Maria è una 17enne di origine Maya che vive e lavora con la famiglia in una piantagione di caffè

ai piedi di un vulcano in Guatemala. Un matrimonio combinato con un proprietario terriero è il futuro che i genitori le hanno preparato. Ma Maria non accetta il suo destino e trova nel giovane raccoglitore della piantagione Pepe, una possibilità di fuga verso il suo sogno americano. La giovane, assecondando le sue passioni e i suoi sogni rimane incinta, ma Pepe parte senza di lei, prima di sapere del bambino.

La madre cerca, prima di procurarle un aborto poi, la protegge da un mondo che non le appartiene.

 

Ixcanul è la storia di formazione di una giovane contadina delle foreste gualamalteche: è una delle tante vicende simili che il regista ha ascoltato da quando è tornato nel suo villaggio d’origine a fare l’educatore. Jayro Bustamante, il giovane autore classe 77 di quest’opera prima, come la protagonista e’ discendente della gloriosa stirpe Maya fedele ai propri riti e tradizioni. Maria e la famiglia ne hanno conservato l’antica lingua e la loro chiusura verso lo spagnolo li costringe a temere la città con la fondata paura di riceverne abusi. La crudeltà della città più’ sviluppata si scontrerà  ben presto infatti, con il suo mondo, ovvero il villaggio di contadini che non va oltre l’orizzonte del vulcano che  come una madre protegge e cura i propri figli.

Quella di Maria è una storia che lo spettatore segue con grande empatia, con la consapevolezza che si tratta di una storia attuale. Le donne, vera anima del villaggio, sono protettrice di riti e tradizioni e allo stesso tempo insegnano alle figlie ad essere brave massaie e brave mogli, ma con una profonda consapevolezza che è allo stesso tempo radica nell’antico e modernissima. E proprio il rapporto straordinario tra madre e figlia, a cui il padre partecipa senza riserve, è l’emblematica essenza del film.

Del resto, le donne sono le vere protagoniste di questo concorso e Maria ne è l’emblema con il primo piano del suo viso scavato e dolce che apre e chiude questa delicata e profonda opera d’esordio.

 

Alessando Zanelli

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